Wired Italia #1
Ho scritto questo post qualche giorno fa, ma a causa delle scarse funzionalità di moBlog non sono riuscito a postarlo quando volevo. Penso proprio che scriverò un mio client WP/Blogger per WinMo nel breve termine.
Strano, appena vista la copertina di Wired (postata da un amico su Flickr), non avevo inizialmente prestato attenzione al soggetto. Anzi, mi ero soffermato sulla particolare scelta cromatica, senz’altro tipica delle prime edizioni dei magazines.
Eppure, la scelta di Rita Levi Montalcini, ritratta in una posa ieratica ma rassicurante, è stata ottima: un’efficace dichiarazione di intenti per ricordare, da una parte, che non è necessario ne sufficiente parlare in Ajax per esere innovatori e, dall’altra, che Wired non deve essere visto come il magazine ufficiale del Web 2.0 e alla blogosfera.
Sto leggendo Wired come un libro, vale a dire pagina per pagina, in rigoroso ordine numerico. E (non si era capito?) mi affascina. Provero’ molto brevemente (la sostanza merita sintesi) a spiegare perche’.
- ‘Noi. La bandiera di un paese che non esiste.’: frase che assume contorni quasi fatalisti ma in cui e’ difficile non riconoscersi.
- Persone/1: l’intervista alla stessa Rita Levi Montalcini (’Il corpo faccia quello che vuole. Io sono la mente’) da parte di Giordano. Quasi commovente.
- Persone/2: Shai Agassi e la sua sfida visionaria e, al contempo, concreta.
- La sensazione che l’inovazione non sia un concetto legato solo alla tecnologia.
Non so se mi abbonero’ (nutro dubbi sulle condizioni in cui possa trovare il magazine prelevandolo dalla mia buca delle lettere), ma sicuramente Wired merita tutti, e piu’, di quei 16virgola90 euro.


